Jhumpa Lahiri

jhumpa lahiriJhumpa Lahiri è una scrittrice statunitense, di origine indiana, nata a Londra nel 1967. Jhumpa Lahiri nasce a Londra da genitori bengalesi e trascorre la sua infanzia e giovinezza negli Stati Uniti, ora vive e lavora a New York. La sua prima raccolta di racconti brevi L’interprete dei malanni (Interpreter of Maladies) ha immediatamente colpito l’attenzione di molti lettori e della critica ottenendo il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2000. In Italia l’editore Guanda ha pubblicato anche il romanzo L’omonimo (The Namesake) da cui la regista Mira Nair ha tratto il film Il destino nel nome – The Namesake, nel 2008 è stata pubblicata in Italia la seconda raccolta di racconti dal titolo Una nuova terra.

Bibliografia:

L’interprete dei malanni (Interpreter of Maladies), Guanda, 2000

L’omonimo (The Namesake), Guanda, 2003

Una nuova terra (Unaccustomed Earth), Guanda, 2008

Note Bibliografiche:

 

Una nuova terra.

Tre parole per un titolo indubbiamente suggestivo, eppure estremamente diretto, esplicativo, un piccolo concentrato dell’argomento di questo libro. Emigranti, in cerca di fortuna, ma soprattutto in cerca di una realtà diversa, di un nuovo stile di vita, che si integrano nel nuovo Paese e generano figli che si sentiranno inevitabilmente ancora meno legati alle proprie origini. In questo caso si tratta di origini indiane, famiglie che lasciano la loro India per trasferirsi in America, nella nuova terra promessa che accoglie, seduce e, spesso, fagocita chi infine la raggiunge.

 

L’atmosfera è malinconica, ovattata, a tratti quasi indolente, in questi otto racconti lunghi, ripartiti in due gruppi. La prima parte presenta cinque racconti sempre ispirati allo stesso tema, ma staccati fra di loro, mentre la seconda si compone di tre racconti che costituiscono la storia di Hema e Kaushik, interrotta dopo un incontro adolescenziale e ripresa nella loro tarda giovinezza. Il lettore non vi troverà molta azione: la scrittrice si sofferma spesso non tanto nelle descrizioni, quanto nel sottolineare il tempo che scorre, i fatti che si susseguono, la crescita interiore e le riflessioni dei personaggi. Ne è un esempio soprattutto il primo racconto, che descrive una breve visita che Ruma, sposata a un americano e madre, riceve dal proprio padre, vedovo, che non sa come confessarle una nuova relazione. Si ha quasi l’impressione di vivere minuto per minuto accanto ai personaggi, un lungo weekend di tranquillità, fino a che un semplice, naturale gesto di Ruma scioglie tutti i nodi che i sensi di colpa del padre hanno legato. Non è una lettura scorrevole, ma ha un sottile fascino. I personaggi della Lahiri sono perfettamente integrati nella loro nuova realtà e mentalità, e i vari accenni a vestiti, cibi e tradizioni indiane sono poco più di tenui pennellate finalizzate a ornare una cornice che, altrimenti, sarebbe forse troppo spoglia. Anche chi, infine, ricorre al matrimonio combinato, lo fa con lo stesso spirito con cui lo farebbe una quarantenne occidentale che si rassegnasse al “meno peggio” nell’ottica di mettere comunque sù famiglia ed evitare la solitudine. Per il resto, i pensieri e i problemi di questi “nuovi cittadini” sono sono così strani rispetto ai nostri: l’amore violento e traditore (“Affari di nessuno”), l’impotenza e la resa davanti a una dipendenza (“Solo bontà”), l’amore proibito che non si ha il coraggio di concretizzare (“Dal paradiso all’inferno”), il distacco definitivo da un capitolo di gioventù (“Dove alloggiare”).

 

E’ nel modo di affrontare questi problemi che si definisce uno stacco caratteriale dei personaggi dal mondo occidentale che corre, lotta, grida, affronta. I protagonisti dei racconti sembrano invece farsi scivolare addosso i fatti, accettarli senza troppo discutere, come parte della vita, adattarsi essi stessi a ciò che succede piuttosto che pretendere di cambiarlo. Rassegnati, o, più probabilmente, pacati, preferiscono incanalare le loro energie sul come affrontare gli accadimenti che sul tentativo di contrastarli. Ne viene fuori un quadro a tinte pastello, sfumate, dalle forme morbide e flessuose. Come ho già scritto, non è una lettura scorrevole, anzi, è un libro da affrontare con calma e tranquillità, per lasciarsi avvolgere e trasportare dal suo mondo. Non vi farà trepidare, non vi terrà sulle spine, ma vi immergerà in un quieto lago di serenità, sotto nuvole quasi sempre passeggere.

 

Premi :

1993 – TransAtlantic Award from the Henfield Foundation

1999 – O. Henry Award for short story “Interpreter of Maladies”

1999 – PEN/Hemingway Award (Best Fiction Debut of the Year) for “Interpreter of Maladies”

1999 – “Interpreter of Maladies” selected as one of Best American Short Stories

2000 – Addison Metcalf Award from the American Academy of Arts and Letters

2000 – “The Third and Final Continent” selected as one of Best American Short Stories

2000 – The New Yorker’s Best Debut of the Year for “Interpreter of Maladies”

2000 – Pulitzer Prize for Fiction for her debut “Interpreter of Maladies”

2000 – James Beard Foundation’s M.F.K. Fisher Distinguished Writing Award for “Indian Takeout” in Food & Wine Magazine

2002 – Guggenheim Fellowship

2002 – “Nobody’s Business” selected as one of Best American Short Stories

2008 – Frank O’Connor International Short Story Award for “Unaccustomed Earth”

2009 – Asian American Literary Award for “Unaccustomed Earth”

Link Utili:

sito ufficiale : http://www.randomhouse.com/kvpa/jhumpalahiri/

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